Cotronei

Nell’attuale territorio silano di Cotronei sin dall’età del bronzo c’era presenza di nomadi con i loro armenti nelle alture ricche di erbe, boschi e acque.


Tali restarono per circa 1000 anni finché non vennero a contatto con altre popolazioni indigene e con i Greci, dei quali divennero alfieri. Il timpone del Gigante che sovrasta l’alta valle del Neto in direzione del lago Ampollino, era una direttrice di penetrazione che fungeva da collegamento fra mare e montagna.
Cotronei diventa dunque cellula civica, sentinella di Crotone, preposto di guardia contro le incursioni di terra. Certamente Greci e Romani la conobbero e popolarono per via del legname e della pece.

Chiesa del Carmine


Verso la fine del VI secolo cominciarono a rifugiarsi nella Calabria bizantina diverse comunità di Monaci, già presenti alla fine del 500, questi monaci abitarono grotte e costruirono conventi.
A Cotronei ne è testimonianza la chiesa di S. Nicola.

Chiesa di S. Nicola


S. Nicola fu costruita nel 1535, fu oggetto di numerosi restauri ma, nonostante gli interventi, a causa di un crollo avvenuto durante il terremoto del 1832, la parte finale della facciata rimane incompleta.
Nella seconda metà del 400 Cotronei fu ripopolata con gente di rito greco provenienti da levante e seguaci della chiesa ortodossa. Nel 1512 prese parte alla rivolta antifeudale che ebbe come epicentro S. Severina. Nonostante i tentativi di estirpare il rito, questo resisteva fino alla fine del 500. “Cotronei è casale abitato da Albanesi al numero di 400 anime e perché il loro Barone è Latino vi stanno due Preti uno greco col suo diacono ed uno latino”. Questa situazione durò fino ai primi del 600.

Centro storico (gria).

Palazzo Verga.

Nell’800 ci fu l’invasione Musulmana, dopo la loro cacciata S. Severina fu creata diocesi metropolitana di cui venne a far parte anche Cotronei. Nel IX secolo gli arabi introdussero in Calabria la coltivazione del gelso bianco, del riso, degli agrumi, canna da zucchero e melanzane. Introdussero anche la pasta essiccata al sole e condita con lardo fuso o miele cannella e pinoli. Sempre agli Arabi si deve l’introduzione delle salse da condimento e dell’agrodolce. Diciamocela francamente dalla miscellanea di tutte queste dominazioni i nostri paesi non possono che esprimere eccellenza.

Ringrazio Prof. Serafino Caligiuri che mi ha ispirato.

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